L’omeopatia è una vera medicina olistica, che rispetta l’essere umano nella sua naturale ed indivisibile complessità di psiche e corpo. In tal senso la malattia non è altro che il risultato di uno squilibrio generale della persona, che investe cioè l’individuo nella sua totalità, come testimoniano i sintomi psichici e di reazione all’ambiente che comunemente accompagnano le sofferenze fisiche.

La legge di similitudine è il principio fondamentale su cui si basa: ogni malattia può essere guarita utilizzando a piccole dosi quella sostanza che, somministrata ripetutamente in un individuo sano, è in grado di provocare sintomi simili a quelli da curare. In latino: “Similia similibus curantur”, che significa “Il simile cura il simile”.

E’ una medicina naturale, che utilizza sostanze provenienti dai tre grandi regni della natura: animale, vegetale e minerale.
Hahnemann fu il primo medico a sperimentare la possibilità di sciogliere una sola goccia di tintura madre di un estratto vegetale in una sostanza diluente, attraverso diluizioni successive e infinitesimali ottenere una dose di farmaco tanto piccola da risultare efficace, ma mai nociva per l’organismo. Hahnemann si accorse che più diminuiva le dosi che somministrava ai pazienti, più in fretta questi guarivano, ottenendo una guarigione. In omeopatia il sintomo è la migliore risposta che il malato riesca a dare allo stimolo prodotto dalla malattia. Infatti l’aggravamento omeopatico, ossia l’intensificazione temporanea dei sintomi, è la miglior risposta possibile alle sollecitazioni provocate dal rimedio omeopatico. Il concetto di aggravamento omeopatico” significa: dietro un iniziale peggioramento del quadro clinico si nasconde anche il segno di una prossima guarigione.

Omeopatia e allopatia a confronto
Per capire meglio l’omeopatia, possiamo metterla a confronto con l’allopatia, dal greco “allos pathos”, che significa “altra malattia”.
L’allopatia è un sistema terapeutico che cura attraverso il principio dei contrari, ovvero cura porzioni di un organismo malato attraverso un’azione antagonista. Ha “effetti collaterali”, è palliativa in quanto si limita a procurare sollievo, è soppressiva in quanto sopprime la patologia ed è sintomatica in quanto “cura” solo il sintomo. Si potrebbe chiamare medicina della malattia.
L’omeopatia, “stessa malattia”, cura invece attraverso il principio dei simili e mira ad eliminare la causa, rispetta l’individuo, considera l’uomo un’entità indivisa e stimola l’autoregolazione e l’autoguarigione. Si potrebbe chiamare medicina del malato.

Le due metodiche terapeutiche sono necessarie e compatibili. Infatti l’omeopatia non è in conflitto con l’allopatia e non si pone neppure come un’alternativa radicale. Al contrario esistono punti di interconnessione, soprattutto se si considera che l’intervento omeopatico rivela il massimo della sua potenzialità in fase di prevenzione, quando il farmaco omeopatico può bloccare lo sviluppo della malattia, rafforzando il meccanismo di difesa dell’organismo e impedendo la sua degenerazione. Sensato e a tutto vantaggio dei pazienti, sarebbe dunque utilizzare ed integrare le due metodiche a seconda delle necessità del malato.